La tenuta Castelbarco Albani si presenta costituita da zone verdi omogenee, distinguibili per organizzazione e destinazione d’uso. Entrando da quello che oggi è diventato l’ingresso principale (lato ovest) una lunga linea di tigli (Tilia Cordata o Tomentosa) si sussegue in maniera ordinata lungo tutto il percorso. Originariamente quest’ultimo comprendeva anche il tratto oltre il muro che oggi circonda la tenuta Castelbarco.

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Tale divisione fu voluta dai Conti Quintavalle una volta entrati in possesso della proprietà nel 1950 circa. Oltrepassando il cancello ha inizio il parco. Esso presenta l’organizzazione tipica del giardino all’italiana. Lateralmente ai tigli si apre una vasta zona verde oggi utilizzata per la coltivazione del foraggio.
Anticamente il Conte Bruno Antonio Quintavalle aveva organizzato questo stesso spazio come circuito ippico creando in esso degli ostacoli naturali di siepi di ligustro (Ligustro Ovalifolium) in parte ancora oggi visibili. Prospiciente il lato sud della villa troviamo ancora il giardino all’italiana.

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Quattro magnolie della Virginia (Magnolia Grandiflora) di circa duecento anni ciascuna, racchiudono uno spazio di terreno pianeggiante. Siepi di bosso (Buxus Sempervirens) circondano parterre erbosi dalla forma geometrica. Al centro, fra due maestosi cipressi calvi (Taxodium Distichum) di circa duecento anni, una fontana di pietra sembra voler suggerire, ancora di più, l’idea di ordine scenografico dell’insieme. Le dimensioni non interrompono la visione prospettica del viale dall’interno della villa ne, guardandolo dall’esterno, il disegno della facciata. All’origine l’ingresso nobiliare era da questa parte.

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Le carrozze, dopo aver percorso il viale da sud, ed essere passate fra le due costruzioni gemelle (teatrino e bagno termale), si fermavano presso la fontana, vicino alle cosiddette “Sale del Conte” (le più sontuose dell’intera residenza). Questo percorso così studiato, voleva creare meraviglia e stupore nei visitatori che giungevano alla villa (il colpo d’occhio prospettico era indubbiamente di grande effetto).

Parallelo all’ingresso nobiliare vi è tuttora una strada più stretta lungo la quale crescono dei gelsi penduli da innesto la cui funzione è decorativa. Alla stessa altezza, ma sul lato opposto, circondata da un muro di divisione è situato l’ex orto botanico. Nell’Ottocento gli edifici oggi visibili al suo interno erano utilizzati come serre. Accanto al teatrino sorge un imponente gruppo di bambù (Bambu Metoke) le cui radici hanno circa duecento anni. Questa massa verde, compatta e svettante (gli esemplari maggiori raggiungono un’altezza di circa 12 metri), aveva in epoca passata una funzione ornamentale e di uso edilizio: i bambù, infatti, venivano impiegati nella costruzione di impalcature e strutture di sostegno.Nel tratto orientale del parco il paesaggio muta: alla geometria illuminista del giardino all’italiana si contrappone la suggestione romantica del giardino all’inglese, nel quale la vegetazione si presenta trasformata secondo un’idea primordiale della natura. Lungo il percorso infatti, si può notare il netto cambiamento della vegetazione sia per un evidente declivio a forte pendenza verso il naviglio Martesana, sia per la maggiore presenza d’acqua nel terreno (oltre al naviglio in lontananza scorrono anche il Brembo e l’Adda).La scarpata presenta alberi ad alto fusto chiamati dagli abitanti della zona “bagolari o spaccasassi”, specialità botaniche originarie dell’Australia, per questa loro capacità di penetrare con le radici nei terreni più sassosi.

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La funzione di questi alberi, oggi come allora, era quella di evitare che la scarpata cedesse per effetto delle piogge. Attorno alla piscina, di costruzione più recente, si trova uno splendido gruppo di faggi tricolor e penduli (Fagus Selvatica Purpurea e Tricolor), oltre ad un esempio di magnolia coreana “denudata” (Magnolia Conspicua). Quest’ultima, pur essendo circondata dal cemento della piscina, ha raggiunto un’età di circa cento anni. In tarda primavera, il momento della fioritura offre uno spettacolo incantevole per colore e fragranza.
Due splendidi agrifogli di cento anni ciascuno, dalle maestose proporzioni, concludono il primo tratto della scarpata che, da questo punto in avanti, prosegue ad un livello più basso, sempre in discesa. La disposizione raggruppata di alberi della stessa famiglia ha la funzione di facilitare la loro riproduzione.

Ad un’attenta osservazione si potrà notare che il terreno attorno a determinati gruppi di alberi è disseminato di minute pianticelle appartenenti appunto alla stessa specie. In questa parte del giardino sono da notare due querce (Quercus Ilex) secolari. Purtroppo un fulmine ne ha colpita una. Proseguendo nel cammino, mentre a destra si susseguono alberi centenari quali: tigli (Tilia Tomentosa), tassi (Taxus Baccata), camaciparis (Chamaecyparis), a sinistra ci accorgiamo dell’intervento artificiale dell’uomo nel paesaggio: archetti, sottopassi, gradini in tufo, creano uno scenario pittoresco e nello stesso tempo, inserito nella natura. L’insieme arboreo crea una penombra suggestiva ed in completo contrasto con la luminosità solare del giardino all’italiana.

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In prossimità del naviglio, oltrepassato il ponticello di ferro, sulla sinistra è situata una varietà di cedro (Cedro Atlantica) interessante per la sua forma a candelabro, ottenuta con anni di paziente lavoro. Per queste caratteristiche e per le sue proporzioni eccezionali, tale albero rappresenta forse l’esemplare più rilevante, da un punto di vista botanico, di tutta la tenuta Castelbarco. Al suo fianco è situato un gruppo di sempreverdi della stessa famiglia (Cedri Deodara) che ha la funzione di proteggere dai venti da nord il Cedro Atlantica. Prima di risalire alla Villa incontriamo una zona boschiva recintata denominata “Il Bosco”.Un tempo essa era la riserva di caccia dei signori Castelbarco, oggi invece vivono all’interno, protetti ed in completa libertà, animali di diverse specie, in particolare circa 80 daini che osservati nel loro habitat naturale, offrono uno spettacolo fiabesco ed un raro esempio di conservazione faunistica.

L’impianto vegetale di quest’area comprende: ciliegi, robinie d’innesto, querce rubra e roverella, carpini bianchi, castagni, allianto infestante, oltre a specie già descritte precedentemente (bagolari, cedri deodara, camaciparis ecc.). Tutta la tenuta Castelbarco, oggi, è sotto tutela del Parco dell’Adda.Per informazioni su visite guidate al parco, telefonare al numero 02 90965254, oppure inviare una mail a [email protected]

Credits fotografici: Fabio Barbalini e archivio Villa Castelbarco